Eros Thanatos Cunnilingus Allegoria sulla tua vita


Nicola Piscopo
painting
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Classe ’90, nato e cresciuto a Napoli , anche se in verità risiedo in un paese in provincia, Melito di Napoli , una provincia che ha ben poco da offrire e ti costringe un po’ ad espatriare in centro tutte le volte che si può, un centro, che a sua volta, ha sempre meno da offrire, in questi tempi di crisi, e quasi ti costringe ad espatriare dall’intero paese. L’arte, in senso generale, è la mia missione di vita, da sempre .Intendo che anche se in diverse forme, non riuscivo a non praticarla, probabilmente lo devo a mia madre. Da giovane mia madre suonava la chitarra, dipingeva e non per missione ne per professione, ma per diletto. Io ho cominciato esattamente nel momento in cui lei ha smesso. Ho intrapreso gli studi artistici presso il Liceo Artistico Statale di Napoli, nel frattempo studiavo la Disciplina della Chitarra e ho dato persino un esame, quello di Solfeggio, al Conservatorio di Napoli, dopodiché ho abbandonato lo strumento. Le arti visive rappresentavano per me un interesse di gran lunga superiore, più di tutte la Pittura: la più grande illusione. Iscritto successivamente all’Accademia di Belle Arti, sempre a Napoli, ho seguito un percorso di studi molto lineare, mi sono laureato col massimo dei voti sia alla Triennale che al Biennio Specialistico. Nei miei 24 anni , ne ho fatta di strada nel mondo artistico , e per strada intendo quella che potevo percorrere fino ad ora, ho smesso di seminare in terre aride, dalle quali non crescevano i fiori ma sedimentava il letame, crescendo ho pensato che fossero meglio i diamanti dai quali non nasce niente, ,ma, almeno, se li vendi puoi pagarti un grande studio, ben attrezzato, dove lavorare, vivere e produrre senza nessuna preoccupazione economica. Concludo il mio percorso di studi con queste preoccupazioni: la crisi economica che colpito il mio paese nel 2009 smantellando ogni certezza; i media che fanno terrorismo psicologico; le nuove tecnologie in campo sociale che ci stanno alienando. In questi cinque anni di studio, mi sono mosso in modo autonomo, ho fatto tantissime esposizioni collettive e personali, in tutta Italia, e anche all’estero, come la personale organizzata dalla Galleria dell’Università del Georgia a Tbilisi. Ho stretto e rotto collaborazioni con diverse Gallerie, con alcune ho partecipato a Fiere d’Arte Contemporanea di tutta Europa. Sul fronte artistico la situazione è ben differente. La mia mente, il mio cuore, la mia mano, non hanno mai smesso di lavorare a questa missione di vita. Analizzando sommariamente il mio percorso artistico in questi anni, direi che sono uno che “lavora a progetto”, più o meno come si è sviluppata la politica di lavoro contemporanea. Ovvero: scelgo una tematica a cui tengo in modo particolare, per qualche motivo specifico, nel mio presente, me ne innamoro, la vivo, la studio, entro dentro, ci navigo l’affronto. Nasce così un mio progetto, poi continuo a lavorarci, spingo, insisto, lo consumo proprio nell’accezione contemporanea del termine. Faccio si che non ne desideri più, perché al suo posto è già intervenuto qualche interesse superiore. Delle volte i miei progetti si incastrano tra di loro, lavoro a diverse opere nello stesso periodo e spesso questa cosa è causa per me di frustrazione: l’impossibilità di essere qualcosa di definito. Essere liquido è tanto una libertà quanto un tormento. I miei progetti hanno spesso un comune denominatore: il rapporto tra me, come uomo, e il mio circostante fisico. Ciò che cattura in modo esemplare il mio mondo sensibile è degno di essere causa di una racconto, il rapporto tra me e il mondo virtuale, i miei problemi di salute, i miei problemi psichici, i miei problemi sociali, la mia vita sessuale eccetera. A parole sembra un discorso autoreferenziale, la verità è che vedo queste tematiche comuni al mio circostante sociale, so che quando mi esprimo parlo di qualcosa che appartiene a tutti ed ora mi fa star bene NICOLA PISCOPO